16 GIUGNO 2008 |
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1 - OTHER'S GAIN 2 - I CAME TO HEAR THE MUSIC 3 - MASTER AND EVERYONE 4 - WAI 5 - YOU WANT THAT PICTURE 6 - STRANGE FORM OF LIFE 7 - BAD NEWS 8 - EASY DOES IT 9 - WHAT'S MISSING IS 10 - VIVA ULTRA 11 - WOLF AMONG WOLVES 12 - OHIO RIVER BOAT SONG 13 - YOU REMIND ME OF SOMETHING |
14 - CARRY HOME (GUN CLUB cover) |
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per le seguenti foto si ringrazia Pilot_10
per questa ringrazio personalmente Alberto e i ragazzi abruzzesi le prossime foto sono di Ele / A visible sign of my own queste foto in b/n invece sono state mandate da Margherita |
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Introduzione: Milano-Ravenna, Ravenna-Madonna dell’Albero Madonna dell’albero è un paese di poche case che sgocciola da Ravenna. Uscendo da uno svincolo su una statale provinciale ci si trova subito su una via affiancata da villette, piccoli bar e circoli ricreativi, ma soprattutto l’immancabile balera romagnola. Siamo sul tardo pomeriggio, cerchi il locale dove dovrebbe svolgersi il concerto. Noti un anziano a pochi metri di distanza che si allontana dal bar fidelizzato; accosti, doppie frecce ma non ce n’è realmente bisogno, qui sembra tutto deserto, chiedi dove si trova il locale. “Non so”. Un posto dove si svolgono concerti di una certa importanza, non dovrebbe passare inosservato… “Io non so niente”. Imperterrito. Nel suo sguardo leggi un misto di terrore e sberleffo. Bob Corn Bob Corn è un cantautore. O, ancora meglio, un folk singer. Te lo dice già l’aspetto. Lunga barba, sguardo acuto, capelli arruffati. Hai la conferma quando si siede, imbraccia la chitarra acustica e tesse una serie di brevi ballate autunnali, ma che si stagliano perfettamente contro il sole offuscato di questa lunatica primavera. Un suono cristallino, pochi versi essenziali delineano le situazioni un po’ surreali e un po’ malinconiche raccontate da Tiziano, questo il vero nome di Bob Corn, come introduzione alle canzoni. Avere una maglietta rossa in mezzo ad una folla di persone vestite di nero, e trovare una ragazza con le scarpe rosse. Scusarsi timidamente se un brano può sembrare troppo lungo. Piccole cose che rendono affine una musica, grande un personaggio. E per grande avete capito cosa intendo. Spegnere l’amplificazione e suonare attraversando la folla per farsi sentire meglio. Lasciare un palco già scaldato di poesia folk a Bonnie “Prince” Billy. Bonnie “Prince” Billy Il cosiddetto main act, la portata principale insomma. Sono in cinque sul palco, si dispongono a semicerchio, e Will Oldham, quasi a sottolineare una natura apparentemente schiva, prende posizione in fondo a destra. E da lì non si muoverà per tutto il concerto, non cercherà mai un posto al centro, non farà nulla per sviare l’attenzione dagli ottimi musici che lo accompagnano e che rispondono ai nomi di Emmett Kelly (chitarra elettrica), Josh Abrams (contrabbasso), Micheal Zerang (percussioni) e Jennifer Hutt, bella e brava, come dicono in tv, al violino. Una formazione che già potrebbe dir molto sulle modalità scelte dal leader, che leader non sembra, per affrontare la tipica revisione dal vivo del suo repertorio. La scaletta proposta questa sera vede susseguirsi soprattutto brani dagli ultimi tre dischi, “Lie Down In The Light”, le cover di “Ask Forgiveness” e il precedente lp “The Letting Go”. |
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